2019.07.02 – MLNV-GVP – APM – 2019719658 – PAVESI ROSSIGNOLI ELENA EUGENIA – PAVESI MATTIAS

Oggetto:
 
AVVISO A PUBBLICA MENZIONE.
 
 
Rif.
 
 
Elena Eugenia Rossignoli Pavesi ,dichiaratamente di nazionalità Veneta e Cittadina del Popolo Veneto in nome, per conto e in difesa del figlio minore Mattias Pavesi, anch'egli registrato presso l'Anagrafe del Popolo Veneto sotto l'egida del Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto, con riferimento all'atto di segnalazione alla Polisia Nasionale Veneta di cui alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale in data odierna.
 
 
 
 
 
at
 
 
 
 
 
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO dei Ministri italiano
Palazzo Chigi – Piazza Colonna 370 – 00187 Roma – Italia
 
 
 
 
 
e per l'ulteriore a praticarsi
 
 
 
 
 
Segreteria di Stato del Governo Veneto Provvisorio – sede
 
 
 
 
 
Divisione Federale Investigativa
Proveditorato Generale de la Polisia Giudisiaria
presso il Dipartimento de Giustisia – sede
 
 
 
 
 

 
 
 
 
PREMESSA
 
In data 1 luglio 2019, con atto nr.2019719658 è pervenuta alla Polisia Nasionale Veneta la segnalazione/denuncia da parte di Elena Eugenia Rossignoli Pavesi circa i reiterati abusi, violenze e suo sequestro e prelevamento del figlio minore Matias ad opera di autorità italiane.
Con l'urgenza dal determinarsi di eventi che rischiano di invalidare ogni tentativo di giustizia e di equità, siamo a reclamare la dovuta attenzione nei riguardi di questa madre e di suo figlio.
Non c'è molto da dire sul terribile racconto di questa madre che difende suo figlio dalle asserite "attenzioni" di istituzioni italiane e che trasformano le loro vite in un calvario quasi impossibile da credere.
Ma ecco il disperato racconto di questa madre.
Nata in questo corpo nel 1976 AD chiamata Elena Eugenia dai miei genitori, madre di mio figlio Matias concepito in luglio 2008 mentre mi trovavo a Barcellona per studio e lavoro.
Da subito madre single, osteggiata in famiglia, ho cercato in base a ciò che ritengo etica, che non significa sempre chiaro in me, di crescere mio figlio nel migliore dei modi e di dargli il meglio.
Secondo un saggio proverbio indiano: per crescere un bambino serve un villaggio.
Nella civiltà e società odierna i villaggi non esistono più e le relazioni sono complicate, l’equilibrio naturale della vita oltre il limite di sopportazione, per cui senza sapere come ho proseguito sola nella metropoli la inattesa prova della maternità che la vita mi poneva.
Sono rimasta dopo il parto due anni in Barcellona perché ai tempi, e forse tutt’ora, i servizi sociali catalani offrivano ciò che in Italia non si poteva neanche sognare.
Non avevo un villaggio, non avevo nessuno, fin da subito mi sono quindi fidata dei servizi sociali più o meno obbligatoriamente, non avevo altre opzioni, le fresche amicizie nella metropoli al sapere della mia gravidanza e difficoltà hanno avuto da scegliere si lottare per la propria sopravvivenza, non avevo riferimenti netti lì, ma almeno mi aiutavano con un piccolo contributo economico che non esiste in Italia, non avevo riferimenti neanche qui, nel paese che mi ha dato i natali.
Dopo due anni sono tornata in Italia per vari motivi, tra cui i controlli dei sociali che diventavano opprimenti, dovevo rendicontare come usavo i soldi, ma soprattutto non potevo uscire dalla Catalunia.
Non più di tanto almeno.
Dovevo stare entro quei confini geografici, così ho deciso di rinunciare al contributo per rientrare in Italia e provare a farmi aiutare dalla mia famiglia di origine, pur consapevole che sarebbe stata durissima.
Così è stata infatti.
Mi sono quindi rivolta ai servizi sociali italiani in Novara, dove abitavo, per capire che tipo di aiuti erano disponibili per madri single.
Il quasi nulla.
Mi hanno aiutato con 120 euro al mese per circa tre anni, dopodiché mi hanno cancellato d’ufficio la residenza che non coincideva col domicilio e privato anche del diritto di residenza, e quindi del contributo di 120 euro al mese e assistenza medica.
Nonostante la privazione del diritto di residenza non sono stata privata dall’obbligo di frequentare e rendicontare ai servizi sociali.
Quelli non solo non sono stati tolti ma hanno cominciato ad aggredire, presentandosi a casa nostra senza appuntamento né preavviso, paventando un sequestro di mio figlio da parte del tribunale.
In questi anni di disservizi sociali in casa ho cominciato ad avere forte ansia e paura e anche mio figlio era sempre agitato e non dormiva, aveva incubi, a volte sognava di essere rapito e si svegliava nel panico.
Io ero stanca, cercavo di calmare lui, cercavo di calmare me, e lui soprattutto fino all’ultimo ha cercato di calmare e proteggere me, e lo fa ancora.
All’inizio mi sono rivolta al medico di famiglia dell’asl, prima che me lo togliessero d’ufficio, mi ha prescritto dei calmanti molto diffusi e prescritti che vengono catalogati da quella stessa medicina che li prescrive come droga.
Droga legale che ti scrive il medico di famiglia.
Come ogni droga ha cominciato presto a dare assuefazione e a richiedere aumento di dose.
Dopo qualche aumento sono tornata dal medico ad informarlo che non potevo continuare ad aumentare, non era il mio scopo, temevo con dosi troppo alte le conseguenze.
Il medico mi prescrive visita specialistica da psichiatra perché lui non sa come risolvere il problema.
Lo psichiatra per risolvere il problema affianca a questa droga un altra droga ancora peggiore, per togliere quella di prima però.
Questa seconda droga aveva effetti peggiori della prima, la prima la smaltivo, questa no, quindi ero sempre giorno e notte stanchissima e priva di forze.
Ma il medico specialista diceva che era necessario per togliere l’altra, con cui sono effettivamente scesa, perché questa mi stendeva 24 ore su 24.
Nel frattempo i servizi sociali mi chiedono di portare mio figlio da una neuropsichiatra infantile, a cui ho sempre detto: sono consapevole di ciò che mi dice, ma ho bisogno di una mano, io ne ho solo due e non sono in forma, non mi serve venire qui da lei a parlare.
Poi siccome i bla bla con la neuropsichiatra non risolvevano nulla e lo psichiatra insisteva con i farmaci anche ammettendo a me la sua consapevolezza che non risolvevano nulla, più di una volta, i servizi sociali hanno cominciato a dire che non andava bene.
Però al solito non facevano nulla per aiutarmi in nessun modo.
La minaccia di rapimento di mio figlio comincia a diventare concreta.
Cosi cerco di tenere tutti buoni rinunciando alla misera abitazione in usufrutto gratuito per andare a mettermi in una comunità apparentemente autonoma e libera da vincoli statali e da servizi sociali per provare a far andare meglio le cose, essere aiutata da donne che dicevano essere quello un luogo per donne in stato di bisogno, ed evitare che Matias venisse rapito.
La scelta è stata ben vista da questi disservizi sociali e annesso tribunale minorenni che già mi indagava.
Al punto che la sociale di Novara si era inventata un contributo individuale che non esiste in Italia per pagare la retta di questa comunità.
E veniva a controllare.
Nella comunità, se così la si può chiamare, vigevano occulte gerarchie pur essendomi stata presentata come realtà indipendente dallo Stato e servizi sociali e bastata sull’etica del cerchio, quindi da pari a pari con pari dignità.
Gli spazi erano peggio che ristretti le pareti inesistenti, continui gli obblighi in cucina, in pulizie maniacali, in presenza di uomini maschi violenti e sconosciuti che giravano per casa poiché in qualche modo legati alla gerarchia dominante quindi autorizzati.
L’etica del cerchio era una facciata inesistente in pratica.
Il luogo era profondamente ed intimamente legato alle gerarchie cattoliche e alle mie spalle si relazionavano con i servizi sociali su di me e su mio figlio.
Io, ma soprattutto mio figlio, eravamo costantemente discriminati e la gerarchia decideva per noi comunicandoci che avevano consapevolezza di creare problemi a mio figlio e a me con quelle decisioni.
Matias era sempre più nervoso e agitato, la vita in quel posto un inferno.
Ma i sociali pagavano la retta, io ero distrutta dai veleni farmacologici quindi ero in trappola.
Non mi permettevano di seguire mio figlio per continui obblighi domestici, in casa girava chiunque fosse amico dei gerarchi.
I sociali di Novara, che mai mi hanno mollato nonostante mi avessero tolto la residenza e che pagavano la retta, hanno insistito affinché regolarizzassi la residenza in quel posto, già che il tribunale si avvicinava e senza residenza mi sarei “presentata male”.
In quel luogo mi indicarono inoltre un prete chiropratico per aiutare mio figlio.
Ho portato Matias tre volte, la seconda volta una assistente del prete diagnostica a mio figlio delle stenosi, dice che in quelle condizioni il cuore non avrebbe retto. Chiedo cosa devo fare, non voglio vedere mio figlio morire col cuore scoppiato da ragazzo.
Mi dice che ci pensano loro.
Chiedo a un pediatra se ci sono tecnologie in grado di rilevare queste stenosi, mi dice che non esiste tecnologia tanto fine.
Mi fido quindi del prete e assistenti vari.
Porto col cuore in gola Matias, credendo che gli stavo salvando la vita.
Il trattamento è stato doloroso, io mi sono spaventata ma mi tenevano lontana dicendomi di non preoccuparmi, mio figlio si libera da solo dalla morsa di quattro adulti e il prete lo sgrida quando lui si libera.
Mi dicono di andare via e non farmi più vedere.
La sera Matias era profondamente ed intimamente risentito e io spaventata, non sapevo cosa gli avevano fatto, lui era scosso e anche io.
Ho chiamato ambulanza per capire cosa fosse successo.
L’ambulanza ha chiamato i carabinieri, ci hanno portato d’obbligo in ospedale dopo aver girato intorno a mio figlio con una siringa di valium puntata addosso, io che scappavo con lui in braccio ma non potevo scappare.
Sono riuscita a farli ragionare di togliere l’ago che lo stavano spaventando solo e mettere in un bicchiere con acqua.
In ambulanza Matias si è addormentato, denuncia d’ufficio fino alle sei del mattino col carabiniere che raccoglieva le mie dichiarazioni.
Mi ha chiesto se volevo denunciare ma ho rifiutato, non sapevo che cosa avevano fatto e se avevano operato per curarlo o per fargli del male.
Le indagini del caso sono state aperte e chiuse come tutto il resto, come nulla fosse.
Questo evento, mentre il tribunale si avvicinava e la “comunità” mi consegnava ai nuovi sociali di zona intervenuti col cambio di residenza, ha fatto precipitare la situazione.
Sono stata convocata al tribunale, mi hanno detto che avrei fatto un colloquio con uno psicologo.
Nel frattempo ho scoperto l’esistenza della frode del nome legale e della vendita fraudolenta del figlio imposta con la registrazione anagrafica.
Ed era sempre più chiaro che questi “servizi” sociali e sanitari, mi stavano distruggendo il figlio e l’esistenza con motivazioni assurde.
Comincio ad appellarmi ai diritti dell’uomo e ai diritti dell’infanzia quindi, anche con questo “psicologo” del tribunale.
Mi dice che quello che decideranno per me sarà decisivo fino a che non farò ricorso, gli dico che non è così perché sono autodeterminata e quindi loro pari, in facoltà giurisdizionale su me stessa e su mio figlio e sulle mie proprietà.
Credo quindi che la mia autodeterminazione e dimostrazione che mi stavano frodando per commerciare mio figlio mi avrebbe tutelata.
Così mi dicevano gli sperimentatori di questa pratica.
Nel frattempo i sociali mi propongono un internamento “volontario” ma obbligato, tanto se non lo faccio io lo fa il tribunale e se scappo mi fanno emettere mandato di cattura.
Comunico di nuovo in forma scritta che non sono disponibile alla vendita di mio figlio che non provino ad aggredirci con forze armate a due esseri disarmati ed indifesi, un bambino e sua mamma.
Rientro nell’alloggio che avevo antecedentemente in usufrutto gratuito.
Veniamo svegliati il 21 luglio 2017 da pesanti colpi alla porta, si presentano due assistenti sociali di Ivrea con due uomini che si identificano come carabinieri in servizio e si presentano in borghese, credo per sembrare disarmati.
Intimano di andare in caserma col bambino e passano più di un’ora nel cortile alle finestre di casa al piano terra.
Temo che se non vado a prenderla non se ne vadano neanche loro e che mi emettano mandato di cattura, quindi sfondano la porta di cartapesta.
Mi imboniscono dicendomi che è una questione di pochi minuti per il ritiro di una notifica.
Convinco mio figlio a subire anche questo abuso per toglierceli dal cortile, dalla caserma è uscito prima mio figlio rapito da una delle due assistenti sociali poi io quando ho firmato sotto costrizione per essere deportata insieme a mio figlio.
Leggo quel foglio e scopro essere un mix di taglia copia ed incolla di scritti dello psichiatra della neuropsichiatra infantile e dei servizi sociali, stralci presi a caso da due vite rubate per mettere insieme la detenzione di mio figlio permettendomi di stargli accanto nel luogo di detenzione per cominciare a far girare sulla sua pelle migliaia di euro al mese.
Improvvisamente la macchina sociale che non aveva nulla da dare alla mamma e alla famiglia diventa opulenta ed operativa e piena di zelanti servitori loro e carcerieri nostri.
I carabinieri di Vespolate avevano accordato che avrebbero accolto le denunce che per più di tre ore ho cercato di depositare vedendomele negate, in caserma siamo stati rinchiusi almeno tre ore, eravamo ancora mezzi in pigiama e a digiuno.
Quando incontro di nuovo mio figlio nella prigione per bambini accompagnati da mamme che si piegano alla violazione ho calmato mio figlio che mi allontanava dandomi la colpa di essere andata a ritirare la carta già che lui mi aveva detto ripetutamente di essere contrario.
Il suo pianto di quel giorno non lo potrò mai dimenticare e cerco di non pensarci per poter continuare a scrivere ed evitare l’automatico riempimento di lacrime agli occhi che il ricordo mi genera, quindi ora bruciano e si velano, una cade e scivola sul viso, poi cade la seconda e la terza.
I carabinieri di zona intervengono beffardi e sbruffoni, non accolgono le denunce mai accolte perché fuori orario di ufficio.
Gli faccio presente che quando il prete ha fatto male a mio figlio il carabiniere ha scritto fino alle sei di mattina su richiesta di un magistrato.
Mi appello alla legge ma non la conosce.
Mi appello alla norma di protezione del corpo fisico ma non la conosce.
Gliela spiego e mi risponde: non è mica lei sequestrata, è suo figlio.
Chiedo a mio figlio di invocare habeas corpus, il carabiniere si stufa mi dice che non ho superato il test di ammissione in quel luogo e che fa portare via mio figlio.
Lo supplico inutilmente.
Le ore passano arrivano di nuovo altri sociali e un’ambulanza.
Mi obbligano dopo ore di negazione ed opposizione mia e disperazione di mio figlio stremato che voleva andare a dormire a salire sull’ambulanza.
Affido mio figlio a mio padre che ho chiamato per non abbandonare lì da solo mio figlio e non posso neanche accedere ai miei effetti personali, mi buttano in ambulanza con scarpe tirate e carta d’identità rubata dalla borsa.
I miei documenti di autodeterminazione vengono fatti sparire.
Mentre attendo questa visita obbligata a mezzanotte mi chiama mio figlio e mi informa che lo stanno portando via dal nonno, il telefono viene sequestrato.
Mi mantengo calma perché so che la visita è psichiatrica, riesco a far ragionare il medico che mi dimette e rimanda di nuovo allo specialista curante che mi stava ammazzando di farmaci.
Scopro dalla dimissione che era stato un tentativo di trattamento sanitario obbligatorio, rifiutato dal medico.
Gli operatori dell’ambulanza che mi avevano detto che mi avrebbero riportata indietro spariti, il medico che ha giurato testimonianza sul fatto che mio figlio sarebbe stato con il nonno fino al rientro sparito, Matias sparito dopo avermi avvisato al telefono.
Da lì è iniziato il peggior calvario: sociali che rimandano a sanitari e tribunale, sanitari che rimandano a sociali e tribunale, tribunale che non dialoga e comunica con me, i giudici non parlano con noi per motivi di sicurezza loro, anche se ci fanno lo scanner prima di entrare in sede ed entriamo disarmati.
Cerco sostegno in due avvocati ma comprendo che non usano la legge, anzi lo dichiarano, è una questione di negoziazione.
Negozio giuridico, lo so.
Nel frattempo il TRIBUNALE MINORENNI DI TORINO ha modificato il suo provvedimento dell’11 luglio 2017, che recita: se la madre si allontana prolungatamente e ingiustificatamente dal figlio e lo abbandona.
Denuncio che non solo le leggi ma manco i provvedimenti loro rispettano, io sono stata sequestrata e ingannata ancora e pure dimessa.
il 4 agosto TRIBUNALE MINORENNI DI TORINO avvalla il sequestro, come se mi fossi allontanata io.
Scopro dov’è mio figlio il 17 agosto 2017, giorno in cui riesco a sentirlo per la prima volta dopo che ho passato il tempo in procure, caserme, uffici di ogni sorta a denunciare e dopo aver lasciato il primo avvocato.
Lascio il secondo avvocato il giorno del TSO eseguito su di me il 30 agosto 2017 mentre cerco con amministrazione asl di non farmi imputare che io non collaboro con ASL, che ho rigettato quel medico, che quel medico dichiara di non poter proseguire con me perché rifiuto gli psicofarmaci, che mi assegnino un medico d’ufficio o risulto io in omissione.
Lascio quindi questo secondo avvocato quando non mi difende dal sequestro in psichiatria, stavolta eseguito, comunicandomi che io mi sto mettendo contro poteri forti, che è da pazza.
Dopo che mi dice che non riesce a convincere i sociali a far portare mio figlio dal dentista in nessun modo….
Quindi…mi è inutile anche il secondo avvocato.
Riesco a ottenere una telefonata da numero privato il 17 agosto dopo aver girato la procura di Torino, di Ivrea e diverse caserme, mi impunto a Novara, perché non è mai competenza territoriale di nessuno, dopo essere stata rinchiusa in procura a Torino con un procuratore che cercava di farmi fare dichiarazioni sue facendole risultare mie, per “aiutarmi”, mentre negavo e lui mi minacciava di non farlo arrabbiare.
Candidamente gli dicevo: mi scusi ma se parla lei perché deve dire che parlo io?
Allora mi faccia dire ciò che ho da dire: no, non funziona così: questa è la prassi.
Cerco di correggerlo credendo che essere riuscita a parlare con un procuratore mi fosse utile, del resto loro con i procuratori mi avevano rapito il figlio, quindi resisto e cercando di non farlo arrabbiare lo correggo il più possibile.
Conclude senza consegnarmi copia e dicendomi che la competenza territoriale è Novara… mi rivolgo quindi a Novara, solita polizia giudiziaria che ti fa parlare e ti blocca ogni accesso, il polizia giudiziaria del giorno era però anche guardia di finanza, chiama i colleghi carabinieri e sociali si beffano di me al telefono.
Alla fine però dopo aver parlato con tutti i suoi colleghi mi ascolta.
Forse perché finanziere capisce qualcosa di quel che dico.
Mi fa attendere e mi fa parlare con il procuratore generale di Novara.
Il procuratore sembra una brava donna, mi dice di mangiare, di dormire, il militare se cerco di parlare mi fa segno di stare zitta, che parla il procuratore, il procuratore mi fa discorsi sull’umanità, siamo tutti umani, anche chi non ci sta simpatico, a volte si sbaglia tra umani.
Cerco di dirle che appunto che siamo umani cosa state facendo ma il militare mi richiama all’ordine… alla fine chiama un suo collega o amico, si conoscono evidentemente Luigi.
Gli dice che ha la mamma davanti che il provvedimento dice che posso vedere mio figlio, insomma… di farmelo vedere.
Le faccio presente che il provvedimento di cui parla è la violazione del primo provvedimento e molto altro, mi dice: oramai c’è questo.
Vado via credendo di aver fatto una breccia nel muro di gomma e con fiducia in questa donna che è poi sparita nel nulla.
Dice che si occuperà di trasmette tutto a Milano perché loro non possono per competenza territoriale.
I miei fascicoli giacciono in indagine da due anni a Novara e Vercelli.
Mi hanno rapita, rinchiusa in psichiatria il giorno 30 agosto 2017, mentre chiedevo all’amministrazione asl di cambiare il medico perché il tribunale imputava me di non essere collaborativa e io da MORETTI dopo che aveva lavorato per farmi rapire il figlio non ci andavo di certo ancora.
Ma era agosto, le pubbliche amministrazioni hanno troppa burocrazia e faceva caldo….
Hanno direttamente chiamato una psichiatra di guardia, quando serve a loro c’è sempre qualcuno di guardia, quando ho bisogno io non c’è mai nessuno di guardia a nulla.
Scende una signora che si dichiara medico che dice di avere figli, le dico che sento mio bambino piangere e chiamarmi.
La pazza perfetta… in questo mondo criminale, perché forse era solo il mio cuore spezzato.
Le dico dei problemi che sto vivendo e che ho avuto con lo psichiatra anteriore che mi stava distruggendo di farmaci.
Mi dice attenda un attimo, rientra.
Mi alzo e le dico: lei ha chiamato la polizia, non mi prenda in giro.
No, no, signora si sieda, tranquilla, mi dica.
Poi con un viso da agenzia viaggi mi propone un soggiorno in psichiatria.
Le dico… ho da fare… non ho tempo da perdere, le sto dicendo che non so dov’è mio figlio da un mese e mezzo e sto morendo.
Quando cerco di uscire mi trovo spalle al muro con polizia municipale a ambulanza.
Chiamo degli amici che hanno avuto problemi con la criminalità organizzata, mi dicono di andare volontaria e non farmi caricare di forza per andare in accertamento sanitario per tre giorni e non far partire tso.
Hai DIRITTO AD ASSISTENZA LEGALE mi dicono.
Chiedo a loro, che mi stanno sequestrando l’assistenza legale, mi dicono che non la forniscono.
La dottoressa che mi riceve in pronto soccorso con la collega praticante maledice la anteriore perché non si può portare qui questo come tso.
Io in tutto questo ho mantenuto la maggior calma possibile, perciò a loro del pronto soccorso sembravo abbastanza posto.
La dottoressa mi dice: domani mattina ti dimetto.
Senza pigiama senza spazzolino senza NULLA mi sequestrano in psichiatria.
Cerco i miei genitori, che acconsentono al trattamento obbligatorio, per un cambio e qualcosa per lavarmi.
Credo di essere in accertamento sanitario.
La mattina la dottoressa si presenta dicendo che ha parlato con un giudice, che ho un giudice tutelare e TSO ha inizio!
Chiedo accertamento sanitario: negato.
Telefono sequestrato.
Amici cercando di venire a trovarmi ma non li fanno entrare.
Per giorni sono stata minacciata con siringhe al collo se non bevevo farmaci a cominciare la mattina a digiuno e costretta ad accettare un’iniezione perché senza iniezione non uscivo da lì.
Chiaro e tondo.
Ho accettato per uscire.
Mi volevano obbligare a queste iniezioni una volta al mese, una sostanza che si deposita nel corpo e resta in circolo molto più di un mese.
Ma loro a 30 giorni… ne mettono ancora.
Cosi mica che ne resta poco dentro.
DEPOT.
Perché sapevano che non volevo più prendere per bocca.
Torno a casa distrutta e comincia l’effetto dell’iniezione.
Un innocente errore medico di cui non risponde mai nessuno?
O un tentato omicidio?
Visto che ho chiamato per dire cosa succedeva e non mi aiutavano.
Mi hanno iniettato insieme farmaci in contrapposizione tra loro, e volevano farlo una volta al mese …ho cominciato a sentirmi malissimo, non riuscivo più a camminare tremavo il petto in fiamme ero dilaniata.
Ho chiamato lo psichiatra privato che avevo contattato dopo il rapimento per avere una diagnosi, appena dopo il rapimento guarda la diagnosi e mi dice: primo quello che le hanno diagnosticato non è una malattia.
Non è una patologia.
Secondo non si cura con i farmaci.
Ma lei è assuefatta da anni, quindi sarà dura toglierli.
Il giorno del rapimento ho tolto il grosso, quello che non smaltivo mai.
La droga iniziata col medico di famiglia… la sto togliendo con fatica, non dormo senza.
E come potrei dormire tranquilla?
Mi sveglio continuamente: Matias. Matias. Matias.
Ma la sto togliendo, sto riuscendo anche in questo, anche se Matias mi manca troppo ed io manco troppo a lui.
Dalla procura di Milano a cui Novara avrebbe immediatamente girato tutto a detta del procuratore di Novara è arrivata una comunicazione incomprensibile, scritta in apparente italiano ma completamente priva di senso, qualche mese fa, primavera 2019, antiterrorismo di Milano.
Non si capisce il contenuto, ma da come è scritta sembrerebbe: io che sono andata lì (quando? Mai) a richiedere l’archiviazione se voglio oppormi alla mia richiesta di archiviazione ho tot giorni.
Credo.
Se qualcuno vuole leggerla magari ci aiuta a comprendere cosa c’è scritto…
comunque rigetto.
E oppongo.
E ridenuncio tutto anche a Milano.
TRIBUNALE MINORENNI DI TORINO mi fa avere il regalo di natale 2018 dopo le feste: terzo provvedimento, siccome non vado dallo psichiatra e loro vogliono tanto bene a mio figlio, che sta male dove sta e vuole la madre, scritto di pugno loro: lo rivendono ad altri.
Quando la psicologa lo comunica a mio figlio lui va in arresto respiratorio.
Mi racconta la psicologa al telefono.
Ma poi ha ripreso a respirare signora!
Stia tranquilla…
Ora mi scusi ma ho altri impegni la devo lasciare.
Dentro di me la rabbia cresce cresce e cresce.
Comincio a masticare la parola criminali.
Criminali.
Criminali.
Comincio a chiamarli così davanti a loro, ridenuncio i crimini contro umanità ed infanzia per ennesima volta.
Da novembre 2017 avevo messo residenza regolare come vogliono loro, cerco di farli contenti, e subentrano altri sociali ancora.
CHERSAN CRISTINA dichiara che vedo mio figlio due ore al mese perché a lei va bene così, che è una professionista di non insegnarle il suo lavoro.
Inutile appellarmi alla legge a far presente che il tribunale doveva risolvere un provvedimento inappellabile che lo psicologo del tribunale mi aveva venduto come appellabile in 30 giorni.
Che è passato un anno e mezzo….lei si dichiara dispiaciuta di queste lungaggini…. Alle mie richieste di dentista dice che bambino è curato.
HANNO FATTO MARCIRE DENTI PERMANENTI CHE DALLE LORO CARTE INIZIALI SONO DICHIARATI SANI.
Ho passato 16 mesi a richiedere dentista e cure a TUTTE LE PROCURE ITALIANE, ho foto spiazzanti e dichiarazioni mendaci che il bambino è curato, mi impediscono gli educatori militari in borghese che ci sorvegliavano quelle due ore al mese e minacciavano di interrompere incontro pretendendo che reciti il copione che neanche mi presentano e che io devo intuire, ossia far credere a mio figlio che sono consenziente e consensuale a quelle pratiche.
Cosa mai fatta fino al punto che i sociali decidono di sospendere ogni contatto perché manifesto dissenso, devo essere consenziente, insomma….
Invece dico a mio figlio le cose sbagliate, in realtà qualche pezzo di verità rubata e piazzata in quel posto in cui è vietata, ogni tanto, non lo vedo e non lo sento mai, come faccio in due ore a rovinargli la vita come sostengono loro?
Che almeno mio figlio sappia che stanno violando il mio consenso di madre.
Dicono che hanno un “progetto” su di lui, ma io non so quale esso sia, mai visto nessun progetto.
Prima di togliermi le visite in una mail priva di soggetto mi comunica: sospeso telefonate.
Poi assistente sociale mi fa andare da lei il giorno di una delle due ore al mese che vedo mio figlio, meno di 48 ore in due anni in totale, il 20 giugno 2019, e mi toglie quindi la visita di quel giorno.
Vado con due osservatori volontari per i diritti umani A/RES/53/144, non li fanno entrare perché non vogliono parlare con sconosciuti.
Io invece devo stare li con loro sconosciute invece che con mio figlio, e pure da sola.
Chiamano anche i carabinieri.
Mentre mi comunicano, nello stanzino in cui devo entrare da sola senza che nessuna legge lo prescriva ed avendo consegnato normativa su osservatori diritti umani autorizzati ad entrare ed assistere, che mi sospendono anche le visite con mio figlio, arrivano i carabinieri e gli osservatori vengono aggrediti dallo stesso carabiniere che ha fatto partire il sequestro come conseguenza di habeas corpus, accompagnato da un omone supermuscoloso che registra tutto mentre cercano di impedire a noi di registrare.
Dichiarano di difendere i diritti del bambino.
Gli osservatori restano tranquilli e tengono i militari tranquilli.
Esco dallo stanzino e… lo riconosco.
Ribadisce che lui difende i diritti del bambino (ma ignora la legge) e che ha giurato fedeltà alla magistratura.
Gli dico che credevo che avesse giurato sulla legge e sulla costituzione tra cui difendere i diritti che dimostra di ignorare e non sulla magistratura, si chiudono in uno stanzino con le sociali varie e ce ne andiamo.
Sono andata dallo psichiatra privato che dice e scrive che sto abbastanza bene di salute ma che l’impossibilità di relazionarmi con mio figlio mi fa sentire male.
Sono andata in Tribunale il giorno seguente 21 giugno 2019 a chiedere se anche questo terzo provvedimento sarà violato, visto che mi hanno tolto telefonate e visite. Rideposito tutte le mie denunce e affidavit e disposizione di ricongiungimento familiare di QaM.
Salgo a cercare chi di competenza.
Il giudice non si fa trovare.
Denuncio verbalmente al segretario che non si vuole identificare e che ci da il suo numero di telefono interno per vedere se il giudice mi vuole ricevere.
Gli dico che sono due anni che subisco violazioni insieme a mio figlio e che ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto, carabinieri, servizi sociali e tutti i loro giri, e che mio figlio è ulteriormente sparito da visite e telefonate.
Chiama lunedì 24 giugno 2019 l’ispettore diritti umani, gli dicono di fare richiesta scritta.
Faccio richiesta scritta, richiamiamo: il giudice del caso non vuole parlare con me.
L’ultima volta che ho visto mio figlio ho saputo che a inizio mese, sembra il 2 luglio da quel che ne sa lui, lo spostano altrove.
In questi due anni di calvario ho visto Matias perdere il sorriso, oltre che i denti permanenti sani, non so che altro perché impediscono anche a lui di parlare prima di vedermi, mi dice che spera tanto di tornare a casa con me, è spesso stanco e triste, anche se non lo vedo mai lo sento, e lo vedo in un istante.
Mi hanno aiutato solo gli amici consapevoli che uomo ha diritto e bambino è SACRO, che come mio figlio e come me sono costantemente attaccati e violati per questo.
La mia fede è ciò che viene dal cuore e che ho trovato in tanta saggezza lasciata in eredità a noi, possiamo vivere da uomini su questo pianeta, la possibilità teorica esiste, e io voglio solo questo, mia madre natura, i miei cari, bambini liberati dal giogo della schiavitù e del commercio e uomini che si rispettano l’un l’altra, ancora non mi sembra impossibile, ma negli ultimi mesi cari amici hanno subito violazioni tremende e su mio figlio e su di me sono solo sempre più incattiviti.
Il magistrato che ha fatto uscire gli abusi sui bambini rapiti sotto falsa tutela in Emilia, non so se è un eroe o se gliel’hanno permesso perché la cosa non poteva stare lì, possiamo noi chiudere gli occhi e far tacere i bambini, ma io, come ho detto alla psichiatra che mi ha fatto rapire e poi torturato con farmaci che non possono essere dati in contemporanea al fine di farmi ammalare definitivamente e forse morire (perché una ne ho provata, una sola, e credevo che sarei morta, ero paralizzata, tremavo e il petto era squarciato, cosa sarebbe successo se avessero proseguito non lo so) quel pianto lo sento, lo sento ora.
ORA.
Ora che mi devo fermare di nuovo perché se vado lì, dove loro piangono, in contemporanea piango anche io e non vedo più i tasti.
E devo scrivere scrivere scrivere.
Se qualcun altro sente quel pianto dentro agli occhi come proprio, come succede a me, io ora posso impegnarmi al massimo per Matias perché nonostante tutto sono la mamma e hanno veramente da ammazzarmi per fermarmi, sono sua mamma… cosa vogliono che faccia?
Il sorriso compiacente?
Ma la cosa peggiore è che solo in suolo italico per il crimine che stiamo subendo io e mio figlio e che ora è stato pubblicamente denunciato per il caso emiliano si parla di 40.000 bambini all’anno e cifre da capogiro sulla loro pelle, e i giudici ancora sulle sedie stipendiati a sparare… minchiate, permettetemelo in chiusura.
Facciamo qualcosa per loro, perché siamo noi nella nostra miglior forma ed espressione.

 
 
Elena Eugenia Rossignoli Pavesi in libertà di coscienza e volontà, ha dichiarato la propria sovranità come essere umano, di essere di nazionalità e cittadinanza Veneta e identificando come unica valida autorità sui territori occupati della Serenissima Patria il Governo Veneto Provvisorio (GVP) costituito ai sensi e per gli effetti dell'art.96.3 del Primo Protocollo addizionale (1977) alle convenzioni di Ginevra del 1949 sotto l'egida di questo Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto (MLNV) che con la pubblicazione all'Albo Ufficiale del GVP, avvenuta in data 15 maggio 2014, ha invalidato ogni notifica prodotta dalle autorità d’occupazione straniere italiane sui territori della Repubblica Veneta.
 
OSSERVATO CHE
 
La Persona Umana, meglio in oggetto indicata,
  • ha pubblicamente espresso la sua capacità a manifestare validamente e coscientemente la propria volontà nel compimento di atti giuridici di cui è palesemente consapevole.
  • ha così manifestamente espresso e notificato ad ogni autorità d'occupazione straniera italiana il proprio diritto a non essere costretto a eseguire alcunché in relazione a qualsiasi tipo di provvedimento da esso emanato.
  • non è suddito dello stato italiano e non è obbligato in alcun modo verso di esso.
  • come essere umano, manifestamente di nazionalità e cittadinanza Veneta, ha anche il dovere morale di opporsi ad ogni artifizio e inganno che lo induca ad essere reso in schiavitù o asservito in qualsivoglia maniera alle autorità d'occupazione straniere italiane.
  • non si identifica con l'imposta cittadinanza italiana e non si sente obbligato a riconoscere l'illegale giurisdizione dello stato straniero italiano.
  • ha manifestamente esercitato il diritto e potere di rappresentare se stesso.
  • si è riconosciuto Veneto per diritto naturale identificandosi nel Popolo Veneto quale comunità di Genti Venete liberamente accomunate da un duraturo sentimento di appartenenza, avente un riferimento comune ad una propria cultura, lingua e una propria tradizione storica e sviluppate su un territorio geograficamente determinato costituito dalle proprie terre d’origine.
  • si riconosce di Nazionalità Veneta quale espressione dell’identità del Popolo Veneto di cui sente e dichiara di far parte.
  • riconosce come la propria Nazionalità Veneta sia conforme e si manifesti con il concetto di Nazione Veneta, destinata a identificare, qualificare e valorizzare la pluralità della comunità dei Popoli universalmente intesa come umanità;
 
E CHE
 
  • il presente atto non può essere ignorato e non preso in considerazione con tutte le conseguenze da esso derivanti.
  • il presente atto è altresì rafforzato dal negato consenso senza pregiudizio ai sensi dell'UCC 1-308.
 
RICHIAMANDOSI
 
Alla “Denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione della Nazione Veneta da parte dello stato straniero italiano – Rivendicazione di sovranità del Popolo Veneto” di questo Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto (MLNV) datata 27.09.2010 e depositata alla sede O.N.U. di Ginevra in data 28.09.2010 e alla sede O.N.U. di New York in data 27.11.2011.
 
All’Ultimatum del MLNV datato 13.12.2010 e notificato allo stato straniero, colonialista e razzista italiano e alla sede O.N.U. di Ginevra in data 14.12.2010 e alla sede O.N.U. di New York in data 27.11.2011.
 
CONSIDERANDO CHE
 
questo MLNV ha il dovere di ripristinare la legalità sui territori della Serenissima Patria.
 
questo MLNV ha stabilito di non usare violenza o di far uso della guerra di liberazione nonostante sia prevista e conforme alla legge.
 
questo MLNV disconosce e rigetta l'illegale e imposta autorità delle istituzioni italiane.
 
lo stesso stato straniero occupante razzista e colonialista italiano ha sancito l’illecita e illegale permanenza della sua occupazione sui Territori della Repubblica di Venezia con il decreto legislativo 13.12.2010, n. 212, in vigore dal 16 dicembre 2010, che ha espressamente abrogato a tutti gli effetti il regio decreto italiano 04.11.1866, n. 3300, “col quale le provincie della Venezia e di Mantova fanno parte integrante del regno d’italia”.
 
non esiste prova documentata che ogni singola Persona di Nazionalità Veneta e/o che dichiari di far parte del Popolo Veneto sia un cittadino italiano e che abbia firmato un contratto regolarmente valido con l’entità correntemente identificata con il nome di “stato italiano” e che obblighi loro a seguire le sue emanazioni politiche, penali, civili, commerciali, fiscali, stradali e qualsivoglia altra sua norma.
 
qualsiasi relazione e negozio giuridico determina uguali doveri fra le parti rispetto anche all’illegale e illegittima possibilità e pretesa di asservimento e sottomissione in schiavitù in qualsivoglia maniera e forma di qualsiasi Persona umana;
 
E CHE IN CONSEGUENZA DI CIO'
 
tutti gli effetti di atti giuridici, sia pubblici che privati, recettizi e non, normativi e precettivi, discrezionali, dovuti e necessari, compresi quelli di provvedimenti amministrativi e giurisdizionali siano essi unilaterali, bilaterali, plurilaterali e collegiali, e anche degli stessi negozi giuridici di diritto privato che si estrinsechino quali manifestazione di pensiero attraverso la parola, orale o scritta o altri segni, operazioni o atti materiali o atti reali, ossia comportamenti umani diversi dalle dichiarazioni che riguardino atti negoziali espressione di dichiarazioni di volontà o di conoscenza, di giudizio, di desiderio o d’autorità e d’imperio non possono produrre asservimento e sottomissione in schiavitù in qualsivoglia maniera e forma di qualsiasi Persona umana.
 
E CHE
 
La mancanza della prova documentale da tempo dettagliatamente richiesta e che dimostri la legittima e legale pretesa anche di qualsivoglia riscossione di natura economica e/o fiscale intimata ad ogni Persona di nazionalità Veneta e/o che dichiari di far parte del Popolo Veneto non possono essere neppure condizionatamente accettate e di conseguenza produrre gli effetti che ne deriverebbero.
 
Qualsiasi documentazione riferita ad atti giuridici, sia pubblici che privati, recettizi e non, normativi e precettivi, discrezionali, dovuti e necessari, compresi quelli di provvedimenti amministrativi e giurisdizionali siano essi unilaterali, bilaterali, plurilaterali e collegiali, e anche degli stessi negozi giuridici di diritto privato che si estrinsechino quali manifestazione di pensiero attraverso la parola, orale o scritta o altri segni, operazioni o atti materiali o atti reali, ossia comportamenti umani diversi dalle dichiarazioni che riguardino atti negoziali espressione di dichiarazioni di volontà o di conoscenza, di giudizio, di desiderio o d’autorità e d’imperio deve essere trasparente, di facile comprensione, anche trascritta in lingua Veneta e priva di ambiguità interpretative rispetto anche a definizioni giuridiche.
 
Tutti gli atti giuridici, sia pubblici che privati, recettizi e non, normativi e precettivi, discrezionali, dovuti e necessari, compresi quelli di provvedimenti amministrativi e giurisdizionali siano essi unilaterali, bilaterali, plurilaterali e collegiali, e anche degli stessi negozi giuridici di diritto privato che si estrinsechino quali manifestazione di pensiero attraverso la parola, orale o scritta o altri segni, operazioni o atti materiali o atti reali, ossia comportamenti umani diversi dalle dichiarazioni che riguardino atti negoziali espressione di dichiarazioni di volontà o di conoscenza, di giudizio, di desiderio o d’autorità e d’imperio, anche in difetto degli adempimenti richiesti col presente documento entro e non oltre novanta giorni dalla sua pubblicazione all’ALBO UFFICIALE del Governo Veneto Provvisorio avente effetto di notifica a pubblica menzione sono a tutti gli effetti nulli, inesigibili, inesistenti e devono comunque ritenersi estinti.
 
AVENDO RECEPITO E CONFORMANDOSI
 
al principio naturale per cui ogni essere umano è Persona ed espressione della propria personalità derivante dalla propria originale individualità;
 
al principio naturale per cui ogni Persona è sovrana di sé stessa e unica titolare della propria identità;
 
al principio naturale per cui l’esistenza di ogni Persona costituisce un imprescindibile diritto naturale universalmente efficace e come tale non può che essere libera;
 
al principio naturale per cui ogni Persona è libera di scegliere di non far parte di una società per la quale non nutra sentimenti di appartenenza, non identificando con essa le proprie radici etniche e un comune riferimento culturale, di lingua, tradizioni e storia;
 
alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789;
 
alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani firmata a Parigi il 10 dicembre 1948;
 
al principio di autodeterminazione dei Popoli che è stato accettato e iscritto nell'articolo 1.2 della Carta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (firmata a San Francisco il 26 giugno 1945 ed entrata in vigore il 24 ottobre 1945);
 
al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici – New York 16 dicembre 1966, ratificato anche dallo stato straniero occupante italiano con legge 881/77 del 25 ottobre 1977;
 
al principio di uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei Popoli di cui alla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’O.N.U. nr.2625 del 24.10.1970;
 
ai principi stipulati con la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Helsinki, 1 agosto 1975)
 
ESSENDO PROVATO
 
che in fatto e in diritto lo stato italiano sul Territorio della Repubblica di Venezia rimane ad oggi uno stato straniero occupante, a nulla rilevando sotto il profilo della legittimazione dell’esercizio della sua sovranità sui Territori della Repubblica di Venezia gli anni di illecita e illegittima occupazione razzista e colonialista;
 
SI PRENDA ATTO CHE
 
tutti gli atti e/o i provvedimenti di qualsiasi natura posti in essere da una qualsiasi autorità straniera italiana nei Territori occupati della Repubblica Veneta sono privi di qualsiasi effetto giuridico in quanto posti in essere in difetto assoluto di giurisdizione ed altresì in difetto assoluto di competenza, ovvero in regime di incompetenza assoluta per materia e per territorio; ogni e qualsiasi atto e/o provvedimento, comunque denominato, in ogni sua fase e/o grado del procedimento, posto in essere da una qualsiasi autorità e/o ente e/o società privata e/o pubblica straniera italiana di occupazione, sui Territori della Repubblica Veneta è a tutti gli effetti INESISTENTE, ovvero tamquam non esset.
 
L’attuale occupazione straniera italiana dei territori della Serenissima Patria è da ritenersi illegale e illegittima "ab origine", ossia fin dall’inizio della sua prevaricazione, pertanto anche ogni sua autorità e provvedimenti da essa emanati sono abusivi e appunto per questo vietati.
 
Il Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto (MLNV) per il tramite del suo apparato istituzionale Governo Veneto Provvisorio (GVP) attesta e certifica che ogni essere umano che abbia fatto la propria Dichiarazione di Sovranità Personale e di Nazionalità Veneta, non è e non può essere di proprietà privata dello stato straniero italiano né può essere in qualsivoglia maniera da esso asservita e sfruttata come pretenderebbe il governo straniero italiano registrato alla SEC quale Governo Aziendale (Governo Corporativo) – società corporativa privata (corporation) e che agisce relativamente al Trust governativo, rivestendo cioè il ruolo di beneficiario e non quello di fiduciario;   per l’effetto, ogni Persona di nazionalità Veneta e/o che dichiari di far parte del Popolo Veneto non può essere un trust dello stato straniero italiano e quindi non può essere associata e/o identificata mediante il nome registrato all’anagrafe dello stato straniero italiano e quindi non può essere privata della capacità giuridica, della cittadinanza Veneta e del suo nome.
 
SI VIETA
 
Il trattamento dei dati personali della persona umana in oggetto e deve intendersi negato il consenso all’utilizzo del suo nome per il trattamento dei dati personali nonché la raccolta, elaborazione, raffronto, modificazione, comunicazione e la loro diffusione agli agenti, ai rappresentanti, ai funzionari, agli organi e a qualsiasi “autorità” e/o ente e/o società privata e/o pubblica facente parte o che agisce in nome e per conto dello stato straniero occupante italiano anche in qualità di “ex Corporation” e se ne chiede l’immediata cancellazione da qualsiasi banca dati sia digitale che cartacea.
 
SI AVVISA E NOTIFICA
 
agli agenti, ai rappresentanti, ai funzionari, agli organi e a qualsiasi “autorità” e/o ente e/o società privata e/o pubblica facente parte o che agisce in nome e per conto dello stato straniero occupante italiano anche in qualità di “ex Corporations” dell’attuale situazione;
 
CHE E' FATTO LORO DIVIETO
 
in ragione dell’attuale stato di fatto e di diritto, di porre in essere qualsiasi atto, azione, omissione e/o procedura di qualsivoglia maniera ai danni della persona umana in oggetto e di ogni Persona di nazionalità Veneta e/o che dichiari di far parte del Popolo Veneto.
Il persistere e/o proseguire nell’attuazione di tali comportamenti, atti, azioni, omissioni e/o procedure di qualsivoglia maniera, anche tese alla riscossione di natura economica e/o fiscale per conto dello stato straniero occupante italiano anche ex Corporations, 
 
VERRANNO ATTRIBUITE PERSONALMENTE SPECIFICHE RESPONSABILITA'
 
per aver agito in difetto assoluto di giurisdizione ed altresì in difetto assoluto di competenza, ovvero in regime di incompetenza assoluta per materia e per territorio, nel Territorio della Repubblica Veneta contro appartenenti al MLNV e contro Persone, in specie di Nazionalità Veneta e/o che dichiarino di far parte del Popolo Veneto con vessazioni, minacce, mediante illegali, strumentali e persecutori accertamenti fiscali, ingiunzioni di pagamento e procedure coattive di riscossione di imposte, tributi e sanzioni in nome e per conto dello stato straniero occupante razzista e colonialista italiano e di altri suoi enti pubblici impositori, e/o in concorso con questi.
 
Per aver posto in essere reiterati atti di forza e di aggressione contro il MLNV e contro Persone, in specie di Nazionalità Veneta e/o che dichiarino di far parte del Popolo Veneto mediante le illegali e persecutorie ingiunzioni e procedure predette.
 
Per aver posto in essere illeciti contro la sovranità del Popolo Veneto, contro l’integrità territoriale e contro la personalità della Nazione Veneta.
 
Per aver commesso il reato continuato e aggravato di devastazione e saccheggio nel territorio della Nazione Veneta.
 
La responsabilità dell’esecuzione di tali norme criminose verrà ascritta personalmente e singolarmente a ciascuno dei responsabili anche se in concorso fra loro, nei modi, tempi e condizioni che saranno ritenute di adottarsi per assicurarli alla Giustizia Veneta per i provvedimenti indennizzanti e giudiziari del caso, con tutti i propri beni, presenti e futuri e fino alla settima generazione e valutati approssimativamente a partire dal minimo di € diecimila per ogni giorno dalla loro formazione con decorrenza esecutiva passati novanta giorni dalla data di pubblicazione all'albo ufficiale del Governo Veneto Provvisorio.
 
E’ FATTO OBBLIGO
 
agli organi e a qualsiasi “autorità” e/o ente e/o società privata e/o pubblica facente parte o che agisce in nome e per conto dello stato straniero occupante italiano anche in qualità di “ex Corporations” di non procedere ulteriormente in qualsivoglia maniera col recapitare, notificare, intimare, iscrivere a ruolo e/o limitare anche parzialmente e in qualsivoglia maniera il legittimo godimento dei diritti umani, civili e politici di ogni Persona di nazionalità Veneta e/o che dichiari di far parte del Popolo Veneto
 
APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’ COLLETTIVA
 
Si rammenta che le violazioni e gli illeciti commessi da agenti/organi/funzionari stranieri italiani contro cittadini del Popolo Veneto e/o contro il MLNV e i suoi militanti integrano illeciti internazionali imputabili anche allo stato italiano.
Atteso il principio di responsabilità collettiva contemplato dal diritto internazionale, la responsabilità per qualsiasi violazione del diritto internazionale commessa da un qualsiasi organo dello stato straniero occupante italiano si intende estesa all’intera comunità statale e quindi allo stesso stato, che possono patire le conseguenze dell’illecito.
Per l’effetto, allo stato straniero occupante italiano è estesa la responsabilità di tutti tali atti di imputazione e di qualsiasi atto di aggressione, di forza e/o di guerra posto in essere contro il Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto e/o contro i cittadini del Popolo Veneto.
 
SI FA INFINE PRESENTE CHE
 
il presente atto verrà pubblicato a mezzo l' ALBO UFFICIALE del Governo Veneto Provvisorio con valore di notificazione e l’iscrizione a ruolo giudiziario dei responsabili con decorrenza esecutiva passati novanta giorni dalla data di pubblicazione.
 

 
 
Quale Presidente del Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto e del Governo Veneto Provvisorio, istituito dal MLNV ai sensi e per gli effetti  dell'art.96.3 del Primo Protocollo di Ginevra, reclamo che lo stato italiano rispetti il diritto al riconoscimento della personalità giuridica di ogni Cittadino del Popolo Veneto che si sia autodeterminato sotto la propria egida.
 
Visti pertanto:
  • “Denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione della Nazione Veneta da parte dello stato straniero italiano – Rivendicazione di sovranità del Popolo Veneto” di questo Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto (MLNV) datata 27.09.2010 e depositata alla sede O.N.U. di Ginevra in data 28.09.2010 e alla sede O.N.U. di New York in data 27.11.2011.
  • Ultimatum del MLNV datato 13.12.2010 e notificato allo stato straniero, colonialista e razzista italiano e alla sede O.N.U. di Ginevra in data 14.12.2010 e alla sede O.N.U. di New York in data 27.11.2011.
  • DECRETI DEL MLNV-GVP NR.
  • UCC Doc. N°2012127914 del 28.11.2012. (cancellazione dei governi sulla carta rif. dichiarazione dei fatti)
 
si procede altresì con la dichiarazione di arresto di tutti gli attori protagonisti, per aver posto in essere e/o favorito l'esecuzione di tali norme criminose con l'aggravante della manifesta ostilità nei confronti di Esseri Umani e della Nazione Veneta e del Popolo Veneto per la violazione dell'art.2 par. 4 della Carta delle Nazioni Unite che vieta di ricorre anche alla sola minaccia oltre che all'uso della forza nei confronti dei Popoli che invocano il diritto di autodeterminazione. Tale responsabilità renderà necessaria l'applicazione delle conseguenze derivanti dal doloso inasprimento dellecondizioni di belligeranza con lo stato straniero occupante italiano in conseguenza della quale sarà ad esso estesa per l'effetto dell'applicazione del principio di responsabilità collettiva.
 
Il diritto all'autodeterminazione è una norma ius cogens, cioè diritto inderogabile, un principio supremo e irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale.
Come tutto il diritto internazionale, il principio di autodeterminazione è stato anche ratificato dallo stato italiano con la legge nr.881/1977.
Nell'ordinamento italiano il principio vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass. pen. 21-3 1975).
 
Non si sottovaluti che nel settore dell'uso della forza, l'affermazione del principio di autodeterminazione, ha ampliato la portata del divieto di cui all'art.2 par.4 della Carta delle Nazioni Unite, proibendo agli stati di ricorrere anche alla sola minaccia oltre che all'uso della forza contro i Popoli che invocano il diritto all' autodeterminazione … e di violazioni in tal senso ne sono state compiute molte dalle autorità italiane pur agendo in difetto assoluto di giurisdizione.
 
Noi Veneti, non siamo mai diventati italiani e nessuno ci può imporre una nazionalità e una cittadinanza che non ci appartiene anche perché è una violazione dell'art.15 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (firmata a Parigi il 10 dicembre 1948 e la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri).
 
WSM
Con onore e rispetto
Venetia lunedì 1 luglio 2019
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
 
 
 
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